Furbetti della 104, dal calcetto ai film porno: ecco tutti gli abusi

6 febbraio 2017 Lascia un commento

Furbetti della 104, dal calcetto ai film porno: ecco tutti gli abusi

Permessi facili con la scusa di prendersi cura dei parenti invalidi: una truffa da 700 milioni
di CLAUDIA MARIN
Ultimo aggiornamento: 9 gennaio 2017
Roma, 9 gennaio 2017 – Nell’Italia dei bugiardi non ci sono solo i furbetti del cartellino o i falsi invalidi, c’è anche chi usufruisce di permessi dal lavoro per assistere familiari gravemente malati e poi posta su Facebook fotografie di viaggi o va alla partita: sono gli abusivi della legge 104, la norma che dal 1992 dà diritto a tre giorni al mese di permesso retribuito per sé se si è disabile grave o per assistere parenti invalidi.

C’È CHI, in permesso per assistere la mamma malata, trascorre due giorni in una capitale europea e, come si legge nei verbali della Guardia di finanza, posta addirittura le foto su Facebook. Chi, impegnato ufficialmente a dare conforto alla sorella moribonda, viene scoperto a vendere cosmetici. Chi, ancora, si occupa della zia invalida partecipando alla maratona del paese. Per non parlare dell’impiegato comunale beccato a giocare a calcetto con il fratello paralitico che doveva accompagnare a una visita. Fino all’agente forestale fuori servizio per curare un parente gravemente invalido, ma che in realtà si dedicava al cinema porno a Miami. E lo faceva pure «a sua insaputa», non essendo – per esplicita dichiarazione davanti al giudice – consenziente.

È SOLO un minimo campionario delle migliaia di casi che hanno come protagonisti i «furbetti della 104», come sono stati ribattezzati i lavoratori dipendenti (principalmente pubblici) che abusano di una legge (sacrosanta) a tutela dei disabili, assentandosi illecitamente dal lavoro.

Un malcostume italico, una truffa da licenziamento per giusta causa e condanna penale, che costa milioni alle casse pubbliche. Si stima che controlli più stringenti potrebbero portare a recuperare almeno 600-700 milioni l’anno sugli oltre 3 miliardi di spesa.

DALLA SICILIA (con la provincia di Agrigento in vetta con oltre 500 coinvolti nell’ultima maxi-inchiesta), alla Campania, alla Calabria, ma anche all’Umbria e al Lazio, con minore frequenza al Nord, negli ultimi anni, con il crescere del ricorso a questo tipo di permessi, sono aumentati in maniera esponenziale anche i casi di abusi.

​MA CHE COSA prevede la legge 104? E quali sono i numeri e gli oneri che ne derivano? La legge del 1992 (con successivi allargamenti e integrazioni) è ritenuta un caposaldo del nostro welfare e un significativo sostegno per centinaia di migliaia di disabili o di persone che hanno bisogno di assistenza continuativa. La norma dell’inchiesta è quella che prevede permessi retribuiti per i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, per poter prestare assistenza a familiari con handicap in situazione di gravità. Il diritto dà la possibilità di fruire di «tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa».

Il nodo è che, scendendo nel dettaglio, emerge una differenza rilevante tra il settore pubblico e quello privato. È evidente nell’ultimo rapporto Inps, basato sui conti della Ragioneria generale dello Stato: «I beneficiari dei permessi retribuiti nel settore privato nel 2015 – si legge – erano quasi 450mila (su un totale di 12-13 milioni di lavoratori, ndr ) con un costo per l’Inps di 1,3 miliardi. Nel settore pubblico si può stimare che i permessi retribuiti per assistere persone in disabilità grave siano fruiti da circa 440mila soggetti (su un totale di 3,5 milioni di dipendenti, ndr) e quindi molto più diffusi in termini relativi».

STIMIAMO – si aggiunge – che il numero medio pro-capite annuo di giorni di permesso fruiti nel settore pubblico sia quattro volte superiore a quello fruito nel settore privato: fino a 6 giorni nel pubblico contro 1,5 nel privato, con un costo stimabile in oltre un miliardo di euro ai quali si aggiungono altri 600 milioni circa se si includono anche i congedi straordinari. Pertanto la stima dell’onere complessivo è di 3,1 miliardi di euro per l’anno 2015».

Ecco perché nel rapporto Inps, il primo firmato da Tito Boeri, si legge che il «quadro è sperequato. Difficilmente giustificabili appaiono gli interventi che non discriminino in relazione al fabbisogno economico dei destinatari».

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Trump, giuramento da presidente: “L’America prima di tutto”

6 febbraio 2017 Lascia un commento

Trump, giuramento da presidente: “L’America prima di tutto”

Il passaggio di testimone con Barack Obama al Campidoglio, poi il giuramento. Melania, first lady in celeste. Proteste e scontri a Washington

Washington, 20 gennaio 2017 – “Da oggi cambia tutto, da oggi l’America prima di tutto”. Trump ha giurato e da questo pomeriggio è ufficialmente il nuovo presidente degli Stati Uniti. Una giornata storica non solo per gli Usa ma anche per il mondo intero che oggi assiste in diretta tv all’insediamento del 45esimo presidente americano. Dopo la colazione alla Blair House e la breve funzione religiosa alla chiesa St. John’s, Trump ha incontrato Obama alla Casa Bianca per il passaggio del testimone: il tempo di un tè a quattro (con l’ex e la nuova first lady), prima di spostarsi al Campidoglio per il giuramento. “Torneranno i posti di lavoro, tornerà il benessere. Torneremo a vincere”, ha detto Trump nel suo discorso inaugurale, denso di nazionalismo e populismo.

Compra americano, assumi americano: frasi e slogan

MELANIA IN CELESTE – Per l’Inauguration day, Trump non ha rinunciato alla cravatta rossa delle migliori occasioni, che spesso l’ha accompagnato durante la campagna elettorale. Con lui, immancabilmente, c’è Melania, vestita in un abito Ralph Lauren celeste chiaro: un look che a molti ha ricordato quello di Jackie Kennedy.

TRUMP: L’AMERICA PRIMA DI TUTTO – dall’inviato Giampaolo Pioli

L’ADDIO DI OBAMA – Alla Casa Bianca la nuova coppia presidenziale è stata accolta con grandi sorrisi dai predecessori. Uscendo per l’ultima volta dallo studio ovale, Obama si è congedato con un nuovo “grazie” agli americani. Accanto a lui Michelle, in un sobrio outfit rosso scuro, ha ricevuto l’omaggio di Melania: una scatola Tiffany che, a detta dei più informati, conterrebbe una cornice. Dopo il tè, vecchio e nuovo presidente hanno percorso la Pennsylvania Avenue verso Capitol Hill, come vuole il rituale. Si è consumato così l’addio degli Obama alla White House.

Alle 11,30 (le 17,30 in Italia) è inziata la vera cerimonia di inaugurazione. Alle 12 (le 18), l’evento più atteso: il giuramento di Trump, seguito dal discorso inagurale, meno di 20 minuti che rappresentano il manifesto programmatico del nuovo capo degli Usa. Tra il pubblico anche la rivale sconfitta, Hillary Clinton: “Sono qui oggi per onorare la democrazia”.

“VI RESTITUISCO IL SOGNO” – “Oggi è una cerimonia storica, il potere viene trasferito da Washington a voi, agli americani”, ha affermato il presidente nel suo discorso, tutto rivolto al “popolo”. “Noi cittadini americani siamo uniti in un grande sforzo nazionale per ricostruire il nostro Paese e ripristinare le promesse. Insieme determineremo il corso dell’America e del mondo per molti, molti anni nel futuro”, dice il tycoon, assicurando che la sua presidenza “restituirà il sogno americano agli americani”.

“Compra e assumi americano”, è uno degli slogan sfoderati da Trump, che ha riconfermato in questa occasione la sua linea protezionistica in campo economico. Poi la promessa: “Faremo l’esercito più grande mai esistito, torneremo a vincere”.

SCONTRI E PROTESTE – Intanto l’America assiste all’insediamento fra le proteste (FOTO). A Washington un gruppo di manifestanti, tutti vestiti di nero, stile black bloc, si è scontrato con la polizia in assetto anti-sommossa. Gli agenti hanno fatto ricorso ai gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti dopo una sassaiola e diversi atti di teppismo. Momenti di tensione anche questa mattina quando un corteo anti-Trump è venuto in contatto con i fan del tycoon. A New York una grande marcia di opposizione ha impegnato decine di migliaia di persone. E in campo sono scese le star di Hollywood.

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Mistero in Baviera: 6 ragazzi morti dopo party

6 febbraio 2017 Lascia un commento

Mistero in Baviera: 6 ragazzi morti dopo party
A scoprire i cadaveri il padre di due delle vittime. La polizia non ha trovato segni di violenza sui corpi. Continuano le indagini

Orrore in Germania: sei giovani sono stati trovati morti in una casa nella città di Arnstein, in Baviera. I cadaveri sono stati rinvenuti nel giardino dell’abitazione. A trovarli sarebbe stato il papà di due delle vittime – un ragazzo e una ragazza – preoccupato perché non aveva notizie dei figli.

“Nessun segno di violenza sui corpi”
In base alle prime informazioni, non vi sarebbero tracce di violenze sui corpi. Il portavoce della polizia ha fatto sapere che tra le ipotesi al vaglio c’è quella dell’intossicazione, forse provocata da un forno.

Le vittime erano teenager
Le vittime sono tutti ragazzi di età compresa fra i 18 e i 19 anni: avevano organizzato una piccola festa proprio nel giardino del ritrovamento. I soccorritori giunti sul posto hanno potuto soltanto constatare la loro morte. I corpi saranno sottoposti ad autopsia.

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Migranti, Gentiloni: “Accordo Italia-Libia è svolta”

6 febbraio 2017 Lascia un commento

Migranti, Gentiloni: “Accordo Italia-Libia è svolta”

Il premier sigla l’intesa con l’omologo Fayez al-Serraj. Plaude l’Ue: “Sosteniamo Roma”
Ultimo aggiornamento: 3 febbraio 2017

Malta, 3 febbraio 2017 – “Siamo a una svolta”. Così il premier Paolo Gentioloni saluta l’accordo firmato ieri tra Libia e Italia sulla gestione del flusso dei migranti nel Mediterraneo centrale. Per il primo ministro italiano l’intesa siglata a Palazzo Chigi con il collega Fayez al-Serraj “è l’apertura di una finestra di opportunità sulla quale l’Italia lavorerà e investirà”. Non si faranno “miracoli”, precisa Gentiloni ma si tratta di “un nuovo capitolo”, nella questione immigrazione clandestina.

L’accordo con la Libia consentirà “una migliore gestione e regolazione dei migranti illegali”, spiega il premier che riconosce alla Libia di aver compiuto una “mossa coraggiosa”: “Per la prima volta il governo e le autorità di Tripoli si assumono la responsabilità di instaurare una collaborazione con l’Italia e l’Ue sul tema migratorio, affrontandolo direttamente”. Poi precisa: l’intesa firmata ieri implica anche “il nostro impegno a rafforzare le istituzioni libiche: polizia frontiera, guardia costiera, capacità di intervento contro i trafficanti e il loro racket”.

SOSTEGNO DALL’EUROPA – L’Europa, riunita oggi a Malta per il Consiglio europeo, dedicato proprio al tema migranti, plaude all’iniziativa e manifesta il sostegno a Roma: “L’Ue deve essere e sarà a fianco dell’Italia nel condividere questa responsabilità”, ha sottolineato il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, che ieri ribadiva la necessità impellente di chiudere la rotta Libia-Italia. Con l’accordo di ieri, dice ancheTusk, l’obiettivo di fermare i flussi di migranti irregolari dalla Libia, è “a portata di mano”.

RISORSE DA UE – “L’Italia ha fatto la sua parte”, chiosa Gentiloni. “Ma è molto importante che lavori e investa anche l’Ue”. Bruxelles sarebbe disponibile a mettere in campo risorse aggiuntive “di cui hanno parlato esplicitamente Juncker e Mogherini”.

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Visite fiscali, si cambia.

6 febbraio 2017 Lascia un commento

Visite fiscali, si cambia. Controlli mirati col cervellone Inps

Ora per i dipendenti pubblici controllano le Asl. Si potrebbe intervenire su alcune modalità di fruizione dei permessi, come quelli della legge 104
Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2017

Roma, 5 febbraio 2017 – Visite fiscali, si cambia: nel decreto Madia è previsto tra l’altro anche la creazione di un polo unico della medicina fiscale in capo all’Inps, che si occuperà di statali e non solo di privati. Una novità che ha l’obiettivo di rafforzare l’efficacia degli accertamenti grazie al ‘cervellone’ informatico dell’Inps, che permette di fare verifiche mirate.
Dovrebbe essere assicurata anche la continuità professionale per i medici iscritti alle liste speciali. Ci dovrebbe poi essere la possibilità di condurre accertamenti ripetuti. Dovrebbero inoltre essere armonizzate le fasce orarie di reperibilità.

Oggi per i dipendenti pubblici sono attive le Asl, ma qualcosa non ha funzionato. Ecco perché già la delega Madia, da cui discende il decreto in arrivo per metà febbraio, ha previsto un cambio. Risorse e competenze saranno trasferite all’Inps (e potrebbe anche esserci un piccolo potenziamento delle disponibilità).
Ci saranno nuovi criteri attraverso cui svolgere gli accertamenti sulle malattie, tra le novità la possibilità di tornare a controllare, con verifiche ripetute. Le fasce orarie di reperibilità, in cui farsi trovare a casa, dovranno essere armonizzate (attualmente le ore giornaliere sono 4 per il privato e 7 per il pubblico).

L’obiettivo è quello di controlli mirati ed efficaci, tentando di massimizzare il ‘tasso di rendimento’ delle visite. Ma non saranno questi i soli cambiamenti, si cercherà di rendere tutta la materia più ordinata così da rendere il controllo più facile. Ad esempio, con i rinnovi contrattuali, si potrebbe intervenire su alcune modalità di fruizione dei permessi, come quelli della legge 104 del 1992, rivedendo le regole sui preavvisi.

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L’immenso tesoro nero da 5000 miliardi di lire. I soldi degli italiani nascosti in Svizzera

4 febbraio 2017 Lascia un commento

L’immenso tesoro nero da 5000 miliardi di lire. I soldi degli italiani nascosti in Svizzera e il ruolo della futura santa
E’ in corso un’azione legale per ridare vita a tutti quei soldi e convertirli in euro

di Giovanni Maria bellu
Una gara contro il tempo tra la moneta e la giustizia. Una gara emozionante e avvincente, decisa da una modifica delle regole introdotta quando mancavano pochi metri al traguardo. E una cifra colossale (circa 2,5 miliardi di euro, vale a dire circa 5000 miliardi di vecchie lire) che in attimo diventa carta straccia. O forse no. E’ infatti in corso un’azione legale per ridare vita a tutti quei soldi. Per rimettere in corso, e convertire in euro, quei 5000 miliardi. Un’azione sostenuta da Luciano Faraon, avvocato settantaduenne di Rovigo, col sostegno morale, o per meglio dire la benedizione, di Maria Bolognesi, mistica veneta morta nel 1980 e beatificata nel 2013 da Papa Francesco.

Un attimo di pazienza. La vicenda, raccontata nell’ultimo numero dell’Espresso, è solo apparentemente intricata. Per comprenderla è sufficiente tornare indietro di poco più di quattro anni, agli ultimi mesi del 2011. Un momento storico per l’Italia. Era appena finita, con le dimissioni da presidente del Consiglio, l’era di Silvio Berlusconi e si era appena insediato il governo Monti. Che, tra i tanti provvedimenti economici volti a salvare l’Italia dalla catastrofe economica, ne adottò uno a cui pochi fecero caso. Ma che gettò alcune decine di persone molto facoltose nella disperazione. Il termine ultime per convertire le lire in euro, fino a quel momento fissato al 28 febbraio del 2012, fu anticipato di due mesi. La scadenza divenne l’ultimo giorno del 2011. Una decisione tecnica del governo più tecnico della storia, finalizzata – come tutte le altre – a recuperare un po’ di soldi a favore delle esangui casse dell’erario.

Pochi ci fecero caso perché l’euro aveva sostituito la lira da quasi dieci anni e la maggior parte degli italiani aveva provveduto alla conversione nei giorni o al massimo nei mesi successivi. Le lire ancora presenti nelle case erano costituite da qualche manciate di monete-ricordo o, al massimo, da qualche banconota di piccolo taglio. Degli effetti dell’anticipazione del termine ultimo per la conversione si è parlato in questi anni in relazione a casi singolari come il ritrovamento, nel doppio fondo di un mobile ereditato da un vecchio zio, di tesoretti nascosti e, ormai, perduti per sempre. Ma allora perché quella minoranza di facoltosi fu presa dal panico?

Anche in questo caso, la spiegazione è semplice. Si chiama evasione fiscale. Già, perché una parte considerevole delle vecchie lire giaceva all’estero, in particolare in Svizzera, custodita nelle confortevoli casseforti delle banche. E i correntisti miliardari non avevano ancora proceduto alla conversione perché temevano che, in quel momento, l’evasione fiscale sarebbe stata rilevata e contestata come reato. Questo quando le somme accumulate erano il frutto del mancato pagamento delle tasse. Figuriamoci poi se derivavano da attività illecite. Quindi, meglio attendere. Per tutto il tempo disponibile: dieci anni. Il tempo che fa scattare la prescrizione di quel genere di reati. Quei due mesi in più, la scadenza al 28 febbraio del 2012, erano importantissimi: erano esattamente l’arco di tempo in cui procedere alla conversione delle lire senza correre rischi. Ecco anche perché la decisione del governo Monti fu un’autentica mazzata.

Ma nel novembre del 2015 la partita inaspettatamente si riapre. Un cittadino che ha rivenuto tardivamente qualche decina di milioni di vecchie lire (uno di quei casi singolari dei tesoretti nascosti nei mobili e nei materassi) contesta la legittimità dell’anticipazione del termine e la Corte costituzionale gli dà ragione. La norma varata dal governo Monti è incostituzionale. Una decisione che, tuttavia, non basta a risolvere il problema perché la Banca d’Italia interpreta la sentenza in modo restrittivo. La possibilità di procedere alla conversione è accordata solo a quanti entro il 28 febbraio del 2012 ne avevano fatto richiesta. E i proprietari dei miliardi svizzeri erano rimasti immobili. Un po’ per le preoccupazioni di natura penalistica di cui si è detto, un po’ perché era difficile immaginare quello che la Corte costituzionale ha deciso tre anni dopo.

Ed è questo uno degli argomenti dell’avvocato Faraon. Che, sentito dall’Espresso, ha definito “assolutamente illecita” l’interpretazione che la Banca d’Italia ha dato della sentenza della Consulta. A questo argomento si aggiunge il fatto che il trattato di Maastricht non stabilisce che gli Stati debbano porre un termine per la conversione. Che, infatti, in diversi paesi, tra i quali la Germania, non esiste. Ma lo spiraglio più concreto è offerta da un emendamento del Movimento 5 stelle al decreto Milleproroghe che, se accolto, impegnerebbe il governo a dare a tutti – anche a quanti non ne fecero richiesta – la possibilità di procedere alla conversione.

L’attivismo dell’avvocato Faraon, per un verso ha ridato speranza ai facoltosi, per altro verso ha rinnovato i loro timori. A quanto pare, infatti, di quei 5000 miliardi hanno incuriosito l’Ufficio di informazione finanziaria della Banca d’Italia, l’organismo che segnala alla Guardia di Finanza e alla Direzione investigativa antimafia le operazioni sospette. Il dubbio è che non tutti quei soldi siano il frutto di “semplici” evasioni fiscali ma anche di traffici sporchi.

Resta da spiegare cosa c’entri in tutto questo la beata Maria Bolognesi. Anche in questo caso, la ragione è semplice: l’avvocato Faraon è un suo devoto. Tanto che presiede il Centro intitolata alla futura santa. E ha predisposto un piano di rientro che prevede che i miliardari donino proprio all’associazione Maria Bolognesi il tre per cento delle somme. Che, in tutto, corrisponde alla bellezza di 75 milioni di euro. Naturalmente un’altra percentuale andrebbe alle casse dello Stato. Con soddisfazione di tutti, sostiene l’avvocato: dei santi come dei peccatori. Ma, forse, non di quanti hanno sempre pagato le tasse.

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Ecco la lista dei grandi debitori insolventi di Mps

4 febbraio 2017 Lascia un commento

Ecco la lista dei grandi debitori insolventi di Mps
–di Carlo Festa e Fabio Pavesi 11 gennaio 2017

Nella lista nera dei grandi debitori morosi, che hanno affossato Mps portandola a cumulare 47 miliardi di prestiti malati, ci sono nomi eccellenti dell’Italia che conta. Dai grandi imprenditori, agli immobiliaristi, al sistema delle coop rosse fino alla giungla delle partecipate pubbliche della Toscana. Il parterre è ecumenico sul piano politico. Centro-sinistra, Centro-destra pari sono. Del resto per una banca guidata per decenni da una Fondazione espressione della politica era quasi naturale l’arma del credito come strumento di consenso e di scambio.

IL GRANDE FALÒ 27 dicembre 2016
Siena e quei 18 miliardi di valore bruciato
Tra i protagonisti di spicco più emblematici, come ha ricostruito Il Sole24Ore, figura sicuramente la famiglia De Benedetti e la sua Sorgenia. Emblematica per dimensioni e per quel ruolo innaturale che ha svolto Mps. La Sorgenia si è indebitata per 1,8 miliardi con il sistema bancario. La sola Mps, chissà come, si è caricata di ben un terzo di quel fardello. Seicento milioni erano appannaggio del solo istituto senese che ha fatto lo sforzo più ingente rispetto al pool di 15 istituti che avevano finanziato la società elettrica finita a gambe all’aria. I De Benedetti capita l’antifona della crisi irreversibile non si sono resi disponibili a ricapitalizzare come da richiesta delle banche. Alla fine il «pacco» Sorgenia è finito tutto in mano alle banche che hanno convertito l’esposizione creditizia in azioni. E Mps si ritrova ora azionista della Nuova Sorgenia con il 17% del capitale. Per rientrare dal credito prima o poi, occorrerà risanare la società e venderla. Oggi Sorgenia è tra gli incagli di Mps. Non solo, nel 2015 la banca ha svalutato i titoli Sorgenia per 36 milioni di euro.

IL PIANO INDUSTRIALE CHE DOVRÀ ESSERE RIVISTO
Proiezioni finanziarie previste dal piano industriale 2016-2019. Dati in milioni di euro (Fonte: Mps)

Ma Mps da anni si porta dietro (insieme ad altre banche) anche la fiducia accordata a Luigi Zunino. L’ex immobiliarista rampante cumulò debito con il sistema bancario per 3 miliardi. Tuttora la sua ex Risanamento è inadempiente con Mps che ha, sempre nel 2015, svalutato titoli in portafoglio per 11,6 milioni. Tra i grandi incagli di Siena ecco spuntare anche un altro nome di spicco.

È Gianni Punzo azionista di peso di Ntv e patron e ideatore dell’interporto di Nola, la grande infrastruttura logistica del meridione. Da tempo la Cisfi, la finanziaria che sta in cima al complesso reticolo societario è in affanno per l’ingente peso debitorio. Anche qui le banche Mps in testa hanno convertito parte dei prestiti in azioni. Mps è oggi il primo socio della Cisfi sopra il 7% (con Punzo al 6,1%).

Anche la Cisfi Spa che recepisce la crisi dell’interporto di Nola è un incaglio per Mps che ha titoli in pegno svalutati anch’essi per 11 milioni a fine del 2015. Ed ancora la ex banca di Mussari deve tuttora metabolizzare il disastro della BTp, il general contractor della ditta Bartolomei-Fusi, che aveva in Verdini un grande sponsor, protagonista più delle cronache giudiziarie recenti che di quelle economiche.

Dal dissesto del contractor delle grandi opere toscano è rinata la Fenice Holding. Anche qui Mps se la ritrova in portafoglio in virtù dei prestiti non ripagati. Tra gli immobiliaristi come non citare Statuto che ha visto pignorato il suo Danieli di Venezia su cui Mps (con altri) aveva ingenti finanziamenti.

L’ANALISI 10 gennaio 2017
Banche, trasparenza e il dovere della verità
E c’è il capitolo amaro della Impreme della famiglia di costruttori romani Mezzaroma che hanno portato i loro guai in casa Mps. E poi residua a bilancio dal 2007 il disastroso progetto immobiliare abortito di Casalboccone a Roma eredità dei Ligresti che vede Mps azionista (in cambio dei crediti non pagati) con il 22% del capitale. Il capitolo Coop vede Mps protagonista della ristrutturazione del debito di Unieco.

Tra i dossier immobiliari c’è il finanziamento di alcuni fondi andati in default: come un veicolo gestito da Cordea Savills, finanziato con eccessiva leva da Mps, che aveva in portafoglio gli ex-immobili del fondo dei pensionati Comit. Ma Mps ha finanziato anche alcuni dei fondi di Est Capital, società finita in liquidazione che gestiva il progetto del Lido di Venezia.

E infine c’è il capitolo della partecipate pubbliche. Mps è inguaiata con pegni o titoli in Scarlino Energia; Fidi Toscana; Bonifiche di Arezzo; l’Aeroporto di Siena e persino le Terme di Chianciano. La banca si ritrova a fare l’imprenditore di società in crisi quando avrebbe dovuto solo fare la banca.

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