Il Milan ai cinesi per 740 milioni, dopo 30 anni finisce l’era Berlusconi

17 settembre 2016 Lascia un commento

Il Milan ai cinesi per 740 milioni, dopo 30 anni finisce l’era Berlusconi

05 Agosto 2016. Cronaca

Dopo trent’anni, tra i più blasonati nella storia del club, finisce l’era Berlusconi al Milan: la squadra passa in mani cinesi per 740 milioni di euro. L’ok all’affare con una nuova cordata cinese che si è concluso con un rapido sviluppo finale lo ha dato lo stesso Berlusconi alle prime luci dell’alba quando a Villa Certosa è stato siglato l’accordo tra la Fininvest, proprietaria del club rossonero, e i cinesi del Sino-Europe Sports Investment Management Changxing Co.Ltd. L’ex-premier resterà presidente onorario. Il 99,93 per cento del Milan dunque è stato ceduto a una cordata di imprenditori cinesi: il preliminare di vendita valuta il club 740 milioni di euro tenendo conto della situazione debitoria del Milan stimata in circa 220 milioni di euro. Il contratto – si legge nella nota della Fininvest – vincolante fra le parti, verrà perfezionato entro il 2016. Gli acquirenti si impegnano a versare 350 milioni nel triennio di cui 100 milioni da versare al momento del closing. Il contratto prevede anche che con il timing, gli acquirenti mettano a disposizione una caparra, a conferma degli impegni assunti pari a 100 mln di euro, di cui 15 contestualmente alla firma e 85 entro 35 giorni. Gli investitori operano attraverso la management company Sino-Europe Sports Investment Management Changxing Co.Ltd. Della compagine fanno parte fra gli altri Haixia Capital, fondo di Stato cinese per lo Sviluppo e gli Investimenti, e Yonghong Li, chairman della management company, che è stato fra i promotori del gruppo con cui Fininvest ha lungamente trattato fino alla firma odierna. Assieme ad Haixia Capital e a Yonghong Li, acquisiranno quote dell’Ac Milan altri investitori, alcuni dei quali a controllo statale. Fra loro, società attive nel campo finanziario e altre impegnate in settori industriali.
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Terremoto, palazzi con più sabbia che cemento e soffitti di cemento armato su mura fragili

17 settembre 2016 Lascia un commento

Terremoto, palazzi con più sabbia che cemento e soffitti di cemento armato su mura fragili

27 Agosto 2016. Cronaca

Il destino ha giocato la sua amara parte nel terremoto che ha devastato parte del centro Italia e raso completamente al suolo l’incantevole paesino di Amatrice. Ma come sempre anche l’uomo ci ha messo del suo. Per voglia di maggiori guadagni, per avidità ed a volte anche per superficialità o per risparmiare nelle ristrutturazioni. Una cosa e’ certa, se le abitazioni fossero state costruite o adattate ai criteri vigenti in Giappone o in California, il tutto sarebbe passato solo con un po’ di paura. Ora si indaga sul crollo di 115 edifici. L’accusa del procuratore capo di Rieti, Giuseppe Saieva “Non può essere solo colpa del destino”. Sono anche in corso verifiche sul ruolo di imprenditori chiacchierati. Le cose più vistose sono la scuola elementare appena ristrutturata che si e’ sbriciolata ed anche il campanile restaurato per ben tre volte che si e’ afflosciato diventando la tomba di bambino di pochi mesi. Il magistrato ha commentato: “L’esperienza e la logica ci dicono che, ad Amatrice, le faglie hanno fatto tragicamente il loro lavoro. E questo si chiama destino. Ma se gi edifici fossero stati costruiti come in Giappone non sarebbero crollati”.
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Olimpiadi, Grillo “anticipa” la Raggi e le stoppa “Giochi? No grazie”

17 settembre 2016 Lascia un commento

Olimpiadi, Grillo “anticipa” la Raggi e le stoppa “Giochi? No grazie”

09 Settembre 2016. Politica

“Olimpiadi a Roma? No grazie”, Beppe Grillo anticipa la sindaca Virginia Raggi e chiude definitivamente le porte alle Olimpiadi a Roma nel 2024. Lo stop arriva tramite un post firmato dal presidente Adusfeb (Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi) Elio Lanutti, rilanciato dal blog di Grillo. Il no secco viene incontro alle richieste del Direttorio del M5S che ne aveva fatto un punto imprescindibile per siglare la tregua interna. Ovviamente ora il vero no, quello ufficiale lo dovra’ dare la sindaca, sempre se rispetterà le indicazioni del suo movimento, e resisterà alle pressioni del presidente del Coni, Giovanni Malgo’ e del governo. Duro il commento di Renzi: “Sono contrari per rifarsi la verginità”. E’ sempre tempesta all’interno del M5S ed il barometro non volge al meglio neppure dopo la “missione” di Grillo a Roma. Tanto che Massimo Bugani, che non e’ uno qualsiasi all’interno dei pentastellati (capogruppo M5S a Bologna, molto vicino a Casaleggio jr) si scaglia contro la Raggi, con parole dure che sintetizzano l’intensità dello scontro in atto: “I media non c’entrano, a Roma, non va. Se Merola (il sindaco di Bologna del Pd) avesse tolto 12 deleghe appena partito, anch’io mi sarei accanito contro di cui ed il Pd”. Bugani non esclude, come estrema eventualità, che il M5S possa togliere il simbolo alla Raggi “Spero proprio che non si arrivi a questo e che ci siano i margini per fare bene cio’ che fino ad oggi non e’ stato fatto bene. Spero, spero proprio”. Ecco la spiegazione sul blog di Grillo sul no alle Olimpiadi: “Le Olimpiadi o i Mondiali possono essere funzionali alle classi politiche ed economiche per appagare il delirio di onnipotenza di immarcescibili saltimbanchi e molti affari di imprenditori. I Giochi spesso vengono utilizzati per ipotecare il futuro dei giovani, gonfiati di debiti e come potenti armi di distrazione di massa, con la finalità di offrire con lo spettacolo, ripreso in mondovisione da mass media e tv che ne finanziano una minima parte dei costi, effimeri sollievi a condizioni economiche e sociali delle famiglie, che potrebbero essere momentaneamente appagate con le medaglie, prima di finanziare con le loro fatiche, i costosi apparati pubblici”.
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Referendum, dagli Usa l’appoggio a Renzi “il NO un passo indietro”.

17 settembre 2016 Lascia un commento

Referendum, dagli Usa l’appoggio a Renzi “il NO un passo indietro”. Insorge il centrodestra, ma anche Bersani dice “da non credere..”

13 Settembre 2016. Politica

Nello scontro tra il SI e il NO in vista del referendum sulle riforme, sul quale il governo si gioca tutto o quasi , scendono in campo anche gli Stati Uniti con un endorsement ‘pesante’ a Renzi – che il 18 ottobre sarà alla Casa Bianca ospite di Obama – da parte dell’ambasciatore americano in Italia, John Phillips: una dichiarazione che ha fatto insorgere le opposizioni, in particolare il centrodestra, che con Gasparri (FI) è arrivato a parlare di “inaccettabile ingerenza” dell’ambasciatore e chiedendone le “scuse”, ma ha indispettito anche l’ex-segretario Pd Pierluigi Bersani (“Cose da non credere…ma per chi ci prendono”). Insomma non siamo all’incidente diplomatico ma quasi. Cosa è successo? L’ambasciatore Phillips in un intervento all’incontro sul relazioni transatlantiche svoltosi oggi a Roma ha sposato la linea del SI ed ha detto in sostanza che la vittoria del NO al referendum costituzionale sarebbe “un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia”. Se vincesse il SI si rafforzerebbe invece la stabilità di governo, cosa assolutamente necessaria, per Phillips, per attrarre gli investitori stranieri. “Il referendum è una decisione italiana” ha convenuto il diplomatico ma il Paese “deve garantire stabilità politica. Sessantatrè governi in 63 anni non danno garanzia” ha aggiunto Phillips secondo cui il voto sulle riforme costituzionali, offre una speranza sulla stabilità di governo”. E poi l’elogio a Renzi che “ha svolto un compito importante ed è considerato con grandissima stima da Obama, che apprezza la sua leadership”. Sulla stessa linea di Phillips, sempre in giornata, l’agenzia di rating Fitch: meglio il SI del NO perchè “ogni turbolenza politica o problemi nel settore bancario che si possano ripercuotere sull’economia reale o sul debito pubblico, potrebbe portare a un intervento negativo sul rating dell’Italia” e dunque “se prevalesse il No, lo vedremmo come uno shock negativo per l’economia e il merito di credito italiano”.
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Che figura Di Maio! Attacca Renzi e lo paragona a Pinochet ma confonde il Cile con il Venezuela

17 settembre 2016 Lascia un commento

Che figura Di Maio! Attacca Renzi e lo paragona a Pinochet ma confonde il Cile con il Venezuela 13 Settembre 2016. Politica (131) (0) Altro giro, alta gaffe del grillino Di Maio, quello che nelle intenzioni dei Cinquestelle dovrebbe rappresentarli nella corsa a palazzo Chigi. Non sono bastate le bugie, le mail mal lette e gli errori madornali di congiuntivo nel suo intervenuto dal palco di Nettuno, che chiuse la tormentata giornata per il caso Roma del movimento. Ora arriva una vera “perla”, che indica una scarsa conoscenza dei più importanti avvenimenti della storia recente. In un lungo post su Facebook Di Maio ha attaccato Matteo Renzi, dopo l’intervento dell’ambasciatore americano in favore del si’ al referendum, paragonandolo nientemeno al feroce dittatore cileno August Pinochet. Solo che si e’ sbagliato “geograficamente” collocando il generale in Venezuela anziché in Cile. Subito si sono scatenati i social “Torni a studiare, non ne azzecchi una. Beh, se non sai leggere una mail figuriamoci i libri di storia…”. Poi si e’ corretto, ma la frittata era fatta. Molti sono stati anche benevoli, come qualche telegiornale che non ha riportato la gaffe, ma solo la sua dichiarazione contro Renzi. Quando Di Maio sbaglio’ il congiuntivo in molti si ricordarono del celebre film di Fantozzi e di quello che poi venne detto il congiuntivo fantozziano. Famoso il dialogo con Filini nell’episodio della partita tennis: Filini “Allora ragioniere che fa, batti? ; Fantozzi “Ma, mi dai del tu?”; Filini “No,no, dicevo batti lei?”; Fantozzi “Ah, congiuntivo?”; Filini “Si!”; Fantozzi: “Aspetti…”. – See more at: http://www.in20righe.it/politica/7532-che-figura-di-maio-attacca-renzi-e-lo-parogona-a-pinochet-ma-confonde-il-cile-con-il-venezuela.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+In20righe+%28in20righe%29#sthash.JfpJEHxu.dpuf

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Scambio ruoli tra il “confuso” Di Maio e l’astuto “iconoclasta” Di Battista nello sprofondo Cinquestelle dopo il caso Roma?

17 settembre 2016 Lascia un commento

Scambio ruoli tra il “confuso” Di Maio e l’astuto “iconoclasta” Di Battista nello sprofondo Cinquestelle dopo il caso Roma?

14 Settembre 2016. Politica

Confusione a cinquestelle dopo il caso Roma. Ed anche scambio di ruoli in uno sprofondo dal quale tentano di uscire i giovani grillini. Luigi, il giovane leader in pectore, che teme di vedere spente sul nascere le sue ambizioni, ha provato una sortita per riabilitarsi al cospetto del suo popolo dopo la vicenda Raggi, che lo ha visto finire nel tritacarne mediatico. Prima la bugia politica (non sapevo) poi la penosa mezza ammissione (non ho capito le mail) hanno fatto piombare nella confusione “Giggino”, che Mario Ajello ha efficacemente raffigurato come il deputato d’Arcis di Balzac. Un giovane vuoto ma pieno di ambizioni che agricoltore si ingenia a fare di tutto, anche il politico, per poi finire dove aveva iniziato. Di Maio deve sperare di non fare la stessa fine, altrimenti tornerà a fare lo stuart allo stadio San Paolo. Bollato nelle ricostruzioni giornalistiche come l’anima dell’ala istituzionale del movimento sta terribilmente soffrendo la figura dell’iconoclasta (severo e spregiudicato critico di tutto l’esistente) Di Battista, il “puro più puro” che interpreta invece la parte più radicale dei Cinquestelle. Di Maio per uscire dall’angolo, anche se ancora un po’ suonato dagli ultimi accadimenti, pensa di sferrare un gancio decisivo per riconquistarsi la sua folla. Attacca Renzi e lo paragone nientemeno che a Pinochet. Sennonché il diavolo ci mette lo zampino e lui colloca il generale, crudele dittatore, in Venezuela anziche’ in Cile. Cosa inammissibile per uno che aspira a palazzo Chigi e che insieme alla scarsa conoscenza del congiuntivo, lo rende difficilmente presentabile come premier. A meno che il M5S non voglia perdere in partenza. Ma oltre all’errore geografica c’e’ il dato politico, paragonare Renzi a Pinochet, e’ un salto verbale nel cerchio di fuoco e rischia di bruciare l’immagine istituzionale del giovane leader grillino, che si stava impegnando per una svolta “realista” del movimento, capace di “tranquillizzare” l’opinione pubblica moderata e conquistare alla causa palazzo Chigi. Con l’ansia di chi si sente assediato fa anche di più, cerca di individuare (anche con indagini giornalistiche o meglio tra i giornalisti) i “kamikaze” (perché spiega “fanno i danni del movimento, con uno sconsiderato atto di autolesionismo”), che hanno consegnato alla stampa la famosa mail sul “caso Muraro”, per saricareglil’intera responsabilità della crisi capitolina. Poi quello che non ti aspetti “l’amigos” Di Battista definisce “forti” le parole usate da di Maio contro Renzi, dopo l’endorsement dell’ambasciatore americano alla riforma costituzionale. Il fatto di essere stato scavalcato nell’approccio moderato rimarca il passo falso commesso da Di Maio. Ma ormai Di Battista lanciato nel sorpasso sulla linea moderata del collega, ospite di Lilli Gruber, sgancia una bomba “Se vince il “no” per me va benissimo andare al voto nel 2018, magari si può trovare un altro premier per un governo di scopo e modificare la legge elettorale”. Ed ecco il ribaltone, Di Maio, che tempo fa era stato il primo ad aprire ad un governo del presidente, boccia Di Battista: “Il movimento va al governo solo con il voto degli italiani”. Cambio della guardia, o meglio cambio di ruoli? Il governativo che diventa iconoclasta e viceversa? O più semplicemente sempre più sprofondo tra giovanotti che paiono finiti nelle sabbie mobili? A rendere ancora più caotica la situazione e a rendere incandescenti le stelle del movimento, si mette in moto la macchina dei Cinquestelle, ed arrivano bocciature a valanga per le “avventate” aperture di Di Battista, riassunte da un altro big di quel che rimane del Direttorio, Roberto Fico: “M5S nasce con uno scopo preciso, non accetta compromessi, non si accomoda per strada. E’ una rivoluzione. E una rivoluzione deve andare fino in fondo, non può esserci a meta, perché le rivoluzioni a meta’ sono peggio dei partiti politici”, le sue parole, che danno l’idea del clima che si respira in queste ore. Di Battista a quel punto affida ad una mezza piroetta la sua precisazione: “M5S andrà al voto solo con il voto dei cittadini. E’ evidente che con la vittoria del “no” Renzi dovrebbe assumersi la responsabilità dei suoi fallimenti, compresi quelli economici, e il Parlamento dovrebbe fare una legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliersi i propri rappresentanti”, Non e’ poi che avesse detto totalmente un’altra cosa Di Battista nella sua prima uscita e soprattutto non aveva detto che al governo di scopo sarebbero entrati anche i grillini. Comunque cambiare la legge elettorale, l’unica con la quale il M5S potrebbe vincere, sarebbe per loro pura follia. Perché allora dirlo? Almeno che la confusione non sia totale.
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Matacena: servizi segreti, massoneria e il monsignore con l’oro vaticano.

17 settembre 2016 Lascia un commento

Matacena: servizi segreti, massoneria e il monsignore con l’oro vaticano. Nuova inchiesta su latitanza dell’ex deputato Fi

Un colonnello dell’Aise e un poliziotto in servizio a Palazzo Chigi accusati di concorso esterno alla ‘ndrangheta dai pm di Reggio Calabria. Avrebbero protetto la fuga del politico ancora irreperibile due anni dopo la condanna. Indagati – rivela Il Tempo – anche diversi personaggi già coinvolti nel filone principale, a partire dall’ex ministro Scajola. E dalle carte emerge il presunto tentativo, da parte di un alto prelato, di vendere in nero 400 chili d’oro “frutto dei dono dei fedeli alla Chiesa”

Un colonnello – massone – dei servizi segreti e un assistente capo di polizia in servizio a Palazzo Chigi avrebbero favorito la latitanza di Amedeo Matacena, l’ex deputato di Forza Italia condannato definitivamente a tre anni per concorso esterno alla ‘ndrangheta e tutt’oggi irreperibile per la giustizia italiana. Riparato – a quanto si sa – a Dubai. Ma nel nuovo filone d’inchiesta della Procura di Reggio Calabria, rivelato oggi da il quotidiano Il Tempo, compare anche un monsignore che – secondo la testimonianza di alcuni imprenditori – ha tentato di vendere in nero 400 chili di lingotti custoditi in un caveau del Vaticano e frutto “della fusione di oro donato dai fedeli alla Chiesa”. Non basta. Nelle carte comparirebbero riferimenti al clan Casamonica e a una imprenditrice di Corleone – citata per l’affare dell’oro – e vari commerci fra gas, petrolio e giubbotti antiproiettile. L’inchiesta è coordinata dal procuratore capo Federico Cafiero de Raho e dal sostituto Giuseppe Lombardo. E trae origine da quella che ha portato a processo – ancora in corso – fra gli altri l’ex ministro berlusconiano Claudio Scajola, anche lui accusato di aver protetto la latitanza di Matacena (e che su Il tempo definisce il nuovo filone “uno sporco gioco politico”).

L’uomo di servizi finito sotto inchiesta per associazione mafiosa – in concorso con altri soggetti – è il colonnello Domenico Sperandeo, all’epoca dei fatti in forza all’Aise (l’agenzia per la sicurezza esterna) e, secondo quello che scrivono i pm, pensionato anzitempo dal sevizio proprio in seguito all’indagine. Il poliziotto iscritto per lo stesso reato è Franco Ciotoli, assistente capo della Polizia di Stato presso la presidenza del Consiglio dei ministri. Ad aprile la Direzione investigativa antimafia ha perquisito le loro abitazioni , portando via computer, tablet e dischi rigidi. Sono accusati di far parte di “un’associazione per delinquere segreta collegata alla ‘ndrangheta da rapporto di interrelazione biunivoca al fine di estendere le potenzialità operative del sodalizio in campo nazionale e internazionale”, insieme ad altri personaggi già coinvolti nel caso Matacena. Oltre a Scajola, la moglie del politico latitante Chiara Rizzo, la sua segretaria Maria Grazia Fiordelisi, il suo factotum Martino Antonio Politi e Vincenzo Speziali, anche lui latitante e nipote omonimo del senatore Pdl.

Secondo l’accusa riportata nel capo di imputazione, il gruppo “ha posto in essere o comunque agevolato condotte delittuose dirette ad agevolare l’attività di interferenza di Speziali su funzioni sovrane (quali la potestà di concedere l’estradizione, in capo alle rappresentanze politiche della repubblica del Libano) finalizzate a proteggere la perdurante latitanza di Matacena”. Con l’obiettivo, secondo i pm, di “mantenere inalterata la piena operatività di Matacena e della galassia imprenditoriale a lui riferibile, costituita da molteplici società usate per schermare la vera natura delle relazioni politiche, istituzionali e imprenditoriali da lui garantite a livello regionale, nazionale e internazionale”.

Il colonnello Sperandeo, scrivono i magistrati nel decreto di perquisizione, “risulta inserito in una loggia massonica, verosimilmente il Grande Oriente d’Italia, sin dai tempi in cui era in servizio all’Aise”. Circostanza che, “viola i limiti imposti dalla legge in ordine all’iscrizione alle logge massoniche di un soggetto che riveste lo status di militare in servizio. Nelle intercettazioni, l’uomo dei servizi parla con avvocati, dipendenti Rai e professionisti romani di “riunioni” che si tengono ogni martedì “in un tempio diverso”. “Il mio assistito è sempre stato un fedele servitore dello Stato e si dichiara estraneo ai fatti, e siamo pronti a dimostrarlo”, afferma il legale di Sperandeo, l’avvocato Daniele Francesco Lelli, contattato da ilfattoquotidiano.it. Ma per entrare nel merito delle accuse bisognerà attendere le fasi successive del procedimento.

Sperandeo e Ciotoli sono anche indicati dalla Procura di Reggio come intermediari nel presunto tentativo di vendita dei lingotti vaticani, in contatto con i soci della Goldiam, azienda di diritto maltese nel settore dei preziosi. Sentito dagli inquirenti nel 2015, un imprenditore ha messo a verbale che un “monsignore mi disse che aveva la necessità di effettuare un’operazione riservata che prevedeva la vendita di un primo stock da 400 chili (…). Richiedeva il pagamento in contanti o attraverso il deposito presso una cassetta di sicurezza estera”. Un socio della Goldiam precisa poi agli inquirenti: “A dire del monsignore l’oro era custodito nel caveau del Vaticano. Appresi che proveniva dalla Svizzera ed era frutto della fusione di oro donato alla Chiesa”.

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